Grotte come spazi rituali. Recenti scavi archeologici nelle grotte dell’Armenia

Artur Petrosyan, Boris Gasparyan, Maria Rosa Iovino, Hasmik Margaryan, Roberto Dan Download

È ormai ampiamente accettato che durante il Medio Paleolitico (MP), gli ominidi praticassero un comportamento simbolico mediato (Henshilwood 2014) tra le cui manifestazioni possono essere annoverate la sepoltura intenzionale, la realizzazione di incisioni, ornamenti e lo sviluppo dell’arte parietale (Gargett 1989; Hovers et alii 1995; Sorressi, d’Errico 2007; Zilhão 2007; Zilhão 2012; Rodríguez- Vidal et alii 2014; Romandini et alii 2014; Majkić et alii 2018; Rodríguez-Hidalgo et alii 2019). La datazione di questi comportamenti continua ad essere arretrata grazie a nuove evidenze archeologiche: un osso inciso associato a manufatti del MP dal sito di Nesher Ramla in Israele datato a ca 120 ka costituisce un esempio evidente (Prévost et alii 2021). Poco è noto dei comportamenti simbolici durante il MP nell’Altopiano Armeno e nel Caucaso. I reperti più importanti attualmente noti sono i resti infantili di Neanderthal rinvenuti nella grotta Mezmaiskaya, nel Caucaso settentrionale, MP Livello 3. Questo scheletro completo e articolato è stato trovato vicino all’ingresso della grotta, deposto sul fianco destro con il braccio sinistro flesso al gomito. Non sono state osservate tracce di una fossa sepolcrale e nessun resto faunistico o artefatto è stato registrato come corredo funerario mentre solo piccoli resti di carbone sono stati recuperati dal sedimento che circonda lo scheletro. Il ritrovamento di Meizmayskaya può essere interpretato come la sepoltura di un bambino Neanderthal avvenuta senza alcun rituale specifico, una circostanza che rende questo contesto simile a quelli effettuati nelle celebri grotte di Shanidar (Iraq) e Dederieh (Siria) (Golovanova et alii 1999; Ovchinnikov et alii 2000; Ponce de León et alii 2008; Serangeli, Bolus 2008; Pinhasi et alii 2011b; Pinhasi et alii 2012, figg. 1-2). Le indagini archeologiche di contesti situati nel moderno territorio dell’Armenia hanno contribuito in modo significativo alla comprensione delle dinamiche antropiche e rituali per queste fasi della preistoria. Evidenze riscontrate della grotta Lusakert-1 indicherebbero che i cacciatori-raccoglitori del MP usavano il fuoco per cucinare, per il riscaldamento e la luce (Brittingham et alii 2019, fig. 1-1). I ricercatori hanno ipotizzato l’esistenza di un “culto dell’orso” basato sul rinvenimento di ossa di orsi delle caverne in una serie di importanti contesti in grotta che mostrano inequivocabili tracce di antropizzazione: Kudaro I, Kudaro III, Azokh-1 e la grotta di Verkhnyaya nel complesso di Tsutskhvati. Nello strato acheuleano di Kudaro I, Lyubin rinvenne resti di crani frantumati di un orso delle caverne e di un cervo depositati contro le pareti destra e sinistra della galleria orientale della grotta (Lyubin 1984; Lyubin 1989). Nello strato del musteriano inferiore di Kudaro III, un grande cranio di orso delle caverne appartenuto ad un esemplare adulto sarebbe stato intenzionalmente collocato contro la parete, rivolto verso la parte centrale della grotta, con i denti canini lucidati artificialmente e segni di taglio alla base. Nello strato acheuleano superiore di Azokh-1, quattro teschi di orso delle caverne e di orso bruno furono disposti in un ordine particolare (adulto, giovane e due neonati) e quindi sepolti. Inoltre, come a Kudaro III, sono state osservate alcune alterazioni intenzionali (segni di taglio) su due crani di orso delle caverne. Nella grotta di Verkhnyaya, nella parte più alta del complesso di Tsutskhavati, sono state trovate ossa di orsi delle caverne depositate lungo le pareti della galleria, insieme ad alcuni strumenti di pietra. Questi rinvenimenti sono stati interpretati come evidenze inequivocabili di contesti rituali o cultuali. Sfortunatamente, i reperti non sono stati accuratamente documentati o studiati in modo adeguato, una circostanza che preclude la verifica definitiva delle ipotesi avanzate (Lyubin 1984; Lyubin 1989). Il presente contributo è inteso a presentare e discutere una serie di contesti archeologici recentemente investigati nel territorio della moderna Armenia, che possono contribuire alla comprensione dell’introduzione di alcune dinamiche connesse al rito e al culto. Si tratta delle grotte di Hovk- 1, Geghamavan-1, Areni-1, Areni-2, Geghovit, Aghitu-3 e Aghitu-7, le quali offrono uno spaccato in prospettiva diacronica, dal Paleolitico Medio all’Età del Ferro, su una serie di usanze rituali e cultuali che vanno dal “culto dell’orso” ai sacrifici umani.